La Linke stravince in Turingia, sotto choc per il botto di Afd
Sebastiano Canetta, BERLINO, 29.10.2019, “Il Manifesto”
Germania. La sinistra cerca nuove possibili alleanze. Ma l’ipotesi «Zimbabwe Koalition», che oltre al rosso mette insieme Verdi, liberali e Cdu, è tutt’altro che scontata a causa dei veti incrociati. Il filo-nazista Höcke a capo dell’opposizione
La co-leader della Linke Katja Kipping, Bodo Ramelow, la moglie Germana Alberti vom Hofe e Susanne Henning-Welsow; in basso Björn Höcke (Afd)
© LaPresse
La straordinaria vittoria del governatore comunista e il clamoroso boom di consensi del “piccolo Führer” di Afd appoggiato da ben un elettore su quattro. In mezzo, il vuoto di voti ai partiti tradizionali che neppure sommati riescono a raggiungere il 30%. Con la Cdu sprofondata al 21,8% dopo aver perso il 12% degli elettori di un lustro fa, la Spd inchiodata all’8,2% (meno 4,2 rispetto al 2014), l’onda-verde dei Grünen incapace di superare il 5,2%, e i liberali che con il 5% entrano in parlamento per il rotto della cuffia.
IL GIORNO DOPO la conta dei voti per il rinnovo del Landtag della Turingia il risultato delle urne non lascia spazio a interpretazioni politiche diverse dalla matematica. Mentre si spalanca l’incognita della nuova coalizione di governo appesa alla geometria definita, come al solito, con i colori della bandiera di uno Stato africano: lo Zimbabwe.
«Danke» è la parola cucita sul vessillo sventolato ieri da Bodo Ramenow, primo ministro Linke avviato al secondo mandato grazie al 31% dei consensi incamerati anche a livello personale. Nato nell’ex Germania-Ovest e cristiano praticante, continuerà a rappresentare l’eccezione rossa nell’ex Ddr ormai votata al populismo più nero. A Erfurt domenica ha incarnato il “voto-utile” (con buona pace dei moderati) per arginare l’«assalto» di Afd alle istituzioni mai così pericolanti.
Come denuncia la prima comunità a tremare per il 23,4% conquistato dallo Spitzenkandidat negazionista della Shoah, Björn Höcke, capo di Der Flügel (l’ala ultra-destra di Afd) e da ieri pure dell’opposizione.
«IL SUO SUCCESSO dimostra che il nostro intero sistema politico sta andando in pezzi» riassume Charlotte Knobloch, ex presidente del Consiglio degli ebrei in Germania, preoccupata per il 12,8% dei voti in più ad Afd rispetto alle scorse elezioni.
Numeri più che sufficienti a condannare a morte la coalizione rosso-rosso-verde: Linke, Spd e Verdi non superano i 42 seggi in parlamento restando lontani dalla maggioranza fissata a quota 46.
Servono come minimo i 5 seggi dei liberali, anche se per la governabilità appaiono imprescindibili i 21 scranni assegnati alla Cdu del candidato Mike Mohring.
È la Zimbabwe Koalition tutt’altro che scontata a causa dei veti incrociati. Tra i liberali diversi i mal di pancia per un governo con i «marxisti-leninisti» e anche i democristiani faticano a digerire la sola ipotesi in grado di garantire un esecutivo non di minoranza (data l’indisponibilità di tutti i partiti ad allearsi con Afd).
EPPURE MOHRING prova a rompere il tabù democristiano («Né con la Linke, né con Afd») aprendo alla prospettiva inedita in Germania.
«Siamo pronti a questa responsabilità. La stabilità della Turingia è più importante degli interessi della Cdu» scandisce Mohring, preparato perfino alla collisione con i vertici federali del partito: «Non ho bisogno che Berlino sappia cosa è importante per la Turingia» taglia corto nell’intervista alla tv pubblica.
Proposta dirompente anche per il suo segretario generale, Raymond Walk, secondo cui «ciò che era valido prima delle elezioni deve esserlo anche ora»; la stessa idea del vice-presidente Cdu, Volker Bouffier: «Nessuna coalizione con la Linke».
Mohring, insomma, è solo contro tutti, mentre fuori dal recinto dell’Union si moltiplicano gli appelli per l’argine contro i fascio-populisti.
«Nonostante le enormi differenze con la Cdu, a livello statale la coalizione deve essere decisa da chi ha vinto le elezioni» precisa il capogruppo Linke, Dietmar Bartsch. In parallelo, il capo-delegazione dei Verdi al Bundestag, Anton Hofreiter, invita «tutti i partiti democratici» a non escludere la cooperazione con l’ex alleato: «Non si può equiparare Ramelow con l’ultra-destra». Più o meno le parole del segretario generale Spd, Lars Klingbeil, anche lui nel ruolo di pontiere: «Mi aspetto che Cdu e Fdp lascino da parte l’ideologia».
Proprio la rigida dottrina, invece, è la chiave del successo del super-falco di Afd. Sicuramente il filo-nazista Höcke non diventerà governatore della Turingia ma ha già vinto l’ “egemonia culturale” dentro al suo partito, sempre più depurato della vecchia anima “No-Euro” e sempre più infarcito della “nuova” ideologia del Terzo Reich.
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Dalla destra liberale alla destra xenofoba
Marco Bascetta, 29.10.2019, “Il Manifesto”
Germania. La tendenza irreversibile è la frana dei grandi partiti popolari che all’Est assume caratteri rovinosi, per la Cdu ancor peggiori che per la Spd. Un’emorragia senza rimedio
Mike Mohring, il candidato della Cdu in Turingia
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Rispetto a quanto accaduto nelle recenti tornate elettorali in Sassonia e Brandeburgo quella di domenica in Turingia registra non solo la tenuta, ma perfino l’avanzata della Linke, che in questo Land governava insieme alla Spd con l’evidente approvazione degli elettori. Primo partito, con oltre il 30 per cento, stabilisce un record. Percepita come un partito di “centro”, guidato da un amministratore che può vantare diversi successi, Bodo Ramelow, la Linke occupa qui una posizione non dissimile da quella che fu del Pci nell’ormai lontana stagione delle regioni rosse: la promessa di una rassicurante continuità delle prestazioni sociali e delle politiche occupazionali. Anche se il crollo del suo partner socialdemocratico rende ardua la costruzione di una maggioranza e financo di un governo di minoranza tollerato dalle destre moderate. La tendenza che sembra invece irreversibile è la frana dei grandi partiti popolari che all’Est assume caratteri rovinosi, per la Cdu ancor peggiori che per la Spd. Un’emorragia senza rimedio. E la strutturale impossibilità per i Verdi (che entrano per un pelo nel parlamento regionale) di prenderne il posto. Malgrado l’esplosione dei movimenti ecologisti, il partito verde è ancora ben lontano dall’obiettivo di diventare un nuovo partito di massa.
I quasi 12 punti perduti dalla Cdu di Annegret Kramp Karrenbauer sono in linea con un fenomeno che riguarda tutta l’Europa e non solo: il declino della destra centrista e liberale a tutto vantaggio di una destra nazionalista, autoritaria e xenofoba. Così come in Umbria Forza Italia è surclassata non solo dalla Lega, ma anche da Fratelli d’Italia, così in Turingia la Cdu viene sorpassata per la prima volta da Alternative für Deutschland. Anche se non ridotta a cespuglio come il partito del Cavaliere, la Cdu (altra storia e altro spessore) resiste strenuamente all’ipotesi di scendere a compromessi governativi con l’estrema destra che reclama sempre più insistentemente la sua fetta di potere. Tanto più che quest’ultima è guidata in Turingia da un fascista neanche troppo post, come Björn Höcke, leader della corrente più estrema (der Flügel) e permeabile alle formazioni neonaziste.
Il fenomeno decisamente più inquietante è proprio questo travaso inarrestabile tutto interno alla destra. Le speranze di arricchimento individuale, l’ottimismo liberista, i fasti dell’“imprenditore di sé stesso” sono finiti nel tritacarne della crisi e con essi il clima culturale e ideologico di un liberalismo accattivante, seduttivo, formalmente alla portata di tutti, i cui meccanismi di esclusione operavano sotto la superficie luccicante di una promessa generale di benessere. Nell’Est della Germania tutto questo si è manifestato nella maniera più esplicita e diretta, ma è la stessa parabola che riguarda anche il resto d’Europa.
Quella destra “edonista”, liberale, preoccupata delle forme e del contenimento dei conflitti, non sembra più essere all’altezza dei tempi. Viene quasi percepita come un elemento di disordine, incapace, per giunta, di proteggere dalle oscure minacce che provengono da un mondo sempre meno comprensibile e di cui si reclama disperatamente la semplificazione. Sovranità nazionale, regole, gerarchie, concezione organicista della società. La pretesa ingenuamente espressa da Berlusconi (ma non dai più avveduti democristiani tedeschi) di ricondurre alla moderazione questa destra radicalizzata è fuori dal tempo e dal novero delle possibilità concrete. Non sarà un ritorno alla cultura liberale più o meno classica a poter invertire la tendenza, meno che mai le insistenti conversioni liberiste delle sinistre. Forse solo quel cambio di passo, di cultura e di sfera pubblica che oggi solo nel procedere dei movimenti si lascia intravedere, potrebbe sbarrare la strada alla nuova vecchia destra.